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Che cosa sta succedendo al Cnr? La signora Maria, l’sms di beneficenza, e le bollette da pagare

Mi hanno accerchiata. Sono in tre e mi contattano usando tutti i mezzi a disposizione: mail, facebook, mail di facebook, cena fuori improvvisata, e a un certo punto spunta pure un numero di telefono: chiamami così ti racconto che cosa succede qui. Intendono qui al Cnr.
Sono tre ricercatori di uno dei tanti istituti di ricerca del Cnr: abitano in una piccola città universitaria del nord, uno di quei posti eccellenti dove si finisce spesso a fare visita se si fa un mestiere come il mio. E la storia che mi vogliono raccontare oggi è questa.

Cominciamo dalla mail Giovanni. Dice: perché ai candidati alle primarie del centrosinistra non chiedete concretamente qualcosa sul Cnr? “Col taglio ai finanziamenti alla ricerca predisposto dalla spending review al Cnr sono venuti a mancare 80 milioni di euro. Bruscolini, è vero. Peccato che non essendoci più nessun bruscolino avanzato, con questi 80 milioni sono finiti i soldi per le bollette.
Già, ma senza luce, acqua e riscaldamento come si fa? Allora il Cnr ha deciso* di trattenere il 15% dei fondi per la ricerca che i singoli ricercatori si procurano dall’esterno con fondi europei, Airc, Telethon (i cosiddetti grant)… Attenzione: da questi stessi fondi spesso veniva già prelevato qualcosa, più o meno un 15%, dagli istituti, sempre per le bollette stavolta quelle pagate localmente, perché i soldi erogati a livello centrale dal Cnr bastavano a malapena per pagare gli stipendi e non per sostenere materialmente gli istituti stessi.
Però questi grant non sempre prevedono che se ne possa prelevare una parte per le spese generali (l’elettricità) e se lo prevedono mettono limiti precisi: di solito guarda caso, si tratta di un limite del 15%.
Conclusione: i soldi dei grant che devono pagare la ricerca, ma anche le borse di studio dei giovani, si riducono, tutti, e gli istituti hanno meno (o nulla) risorse per fare fronte alle spese. Di fatto ci si avvia alla morte del sistema della ricerca pubblica.
A qualcuno interessa? Ai nostri candidati premier, per esempio, interessa?”.

Oh, attenzione, prosegue Giovanni. I soldi di quei grant sono soldi particolari: “Airc e Telethon, e quindi la signora Maria che ha mandato l’Sms da due euro, assegnano quei fondi personalmente a un ricercatore, sulla base di una valutazione di merito che coinvolge esperti stranieri. E il ricercatore è personalmente responsabile del modo in cui i soldi vengono spesi. Non solo. Molti grant prevedono la dichiarazione da parte dell’istituzione ospitante che verrà rispettata l’autonomia del ricercatore”.
E invece?
“Il prelievo forzoso, a monte, da parte dell’amministrazione centrale, del 15% del finanziamento è legittimo? Non si tratta di una violazione di quello che il ricercatore ha firmato sotto la sua responsabilità, ma di cui non ha alcun controllo?”. C’è anche il rischio, prosegue, che gli erogatori di quei soldi chiedano al ricercatore di restituirli, giustamente. O che smettano di darli. Perché dovrebbero raccogliere soldi per pagare le bollette di un ente pubblico? Ma siccome al momento è da quei soldi che dipende molta della ricerca italiana, dai due euro della signora Maria, se quei soldi smettono di arrivare, è ovvio che sono guai.

Va bene: in situazioni di emergenza, Giovanni e colleghi lo riconoscono, va bene anche una tantum, cioè un provvedimento straordinario che risolva una situazione contingente. Solo che qui, “dietro a questo prelievo, non si vede alcuna prospettiva di risanamento.
Tanto per chiarirci: su circa 8000 dipendenti Cnr, quasi il 50% sono amministrativi. Non vuol dire che ogni ricercatore ha una segretaria, perché la maggior parte di questi amministrativi si concentra nella sede centrale romana, che da sola costa venti milioni di euro all’anno. Nessuna proposta di riduzione dei costi della sede centrale si è mai sentita. Invece piovono le iniziative per ridurre i costi della rete dei centri di ricerca, che sono già stati ridotti da oltre 300 a 100 e che dal 2005 a oggi hanno visto ridurre l’erogazione dei fondi ordinari praticamente del 100%, ragion per cui gli istituti effettuavano quel prelievo sui grant di cui sopra, per pagarsi le bollette.
Insomma, si tratta di una manovra che serve a tappare un buco aprendone un altro (la famosa storia della coperta corta)”.

Tanto più che, aggiungono gli altri due, non si intravede un pensiero strategico nemmeno per quanto riguarda le procedure di normale amministrazione di un ente di ricerca, come quelle di gestione dei materiali: “nel mio istituto ci sono due persone dedicate agli ordini, con gare d’appalto, per i reagenti di laboratorio. Dovrebbero fare ricerca. Ma se non passassero il proprio tempo a fare ordini di quel tipo, e cioè se non si sacrificassero per tutti, nessuno qui potrebbe lavorare”.
Insomma, burocrazia: “una montagna di burocrazia che ci sotterra”. E progetti di facciata, dicono, a detrimento dei giovani ricercatori e soprattutto, accidenti, della ricerca pubblica, della sua libertà e indipendenza.

 

*Riporto le testuali parole della dichiarazione ufficiale con i relativi riferimenti dell’Associazione nazionale professionale per la ricerca (Anpri), un sindacato in cui si riconoscono molti ricercatori, e una petizione associata.
Smentendo clamorosamente il Presidente Nicolais, che si era impegnato con i Direttori di Istituto a effettuare il prelievo centralizzato dei finanziamenti esterni per progetti di ricerca solo in caso di effettiva necessità, il CNR dispone sin da subito il trasferimento del 15% di tutti i finanziamenti esterni 2013 per attività di ricerca (Titolo I “Trasferimenti”) e tecnico-scientifica (Titolo II “Compensi per prestazioni di servizi tecnico-scientifici”) a favore dell’Amministrazione Centrale.
… E lo fa in una maniera a dir poco irrituale, attraverso una semplice Circolare, la n. 33/2012
(per info, chiedetemela. Ndr).
… Sottoscrivi anche tu la petizione “Giù le mani dai soldi per la Ricerca”:

http://www.petizioni24.com/giu_le_mani_dai_soldi_per_la_ricerca

6 commenti

  1. Potrebbe sembrare scandaloso che il denaro dei progetti vinti venga prelevato per coprire spese di routine, diciamo pure infrastrutturali ed amministrative, ma questo è un meccanismo molto consolidato proprio in quei paesi dove la ricerca scientifica funziona spesso meglio che da noi. Pur restando solidali con i colleghi del CNR che sono spiazzati dal vedersi tagliati fondi che non solo avevano vinto, ma che erano destinati a coprire le spese per le ricerche che volevano perseguire, bisogna ricordare anche che i costi di “overhead”, quelli associati alla manutenzione regolare degli edifici, per le spese di energia elettrica, erogazione dei servizi di base e quelli amministrativi, sono spesso molto più altri in gran Bretagna, Francia e Germania che non da noi.
    Il problema non è quindi l’aumento percentuale dei costi di overhead, ma il fatto che si sa già che quei soldi saranno spesi male. Detto altrimenti, ben vengano anche i costi di overhead tipici dei posti più gettonati (e sono costi veramente da capogiro), ma poi i ricercatori bisogna lasciarli liberi di fare solo ricerca, non anche compilare moduli, fare preventivi, acquisti, consuntivi, organizzare la logistica ai convegni, andare a prendere gli ospiti, visitare tutti gli alberghi in cui ospitare i delegati al convegno, occuparsi di bilanci etc.

  2. Beh, io ho lavorato 20 anni in Inghilterra – dove gli overhead sono sicuramente piu’ alti (fino al 40% – e piu’ ancora quando hanno introdotto il meccanismo di Full Economic Costs) ma solo nel caso dei fondi erogati dallo Stato (EPSRC, BBSRC, MRC, etc.) – nel caso delle charities (per quel che mi riguardava Wellcome Trust e CrUK in primis, e molte altre, equivalenti quindi alle nostre AIRC e Telethon) il contributo massimo offerto era il 20%: prendere o lasciare… e comunque la’ anche i personal computers erano considerati uno strumento essenziale, alla stregua di un telefono, e erano pagati dal college – ho invece amici al CNR che gia’ anni fa non potevano nemmeno piu’ telefonare all’estero, per cui mi mandavano un email e li chiamavo io…

  3. Cara Silvia, ti ringrazio per avere portato all’attenzione di tutti questo problema.
    Per noi ricercatori è davvero frustrante impegnare lavoro ed energie per trovare finanziamenti per le proprie ricerche e poi vedersi decurtare gran parte di questi dall’amministrazione centrale.

    Ora, nel nostro Istituto (Istituto di Biologia e Biotecnologia Agraria – CNR) è sempre stato effettuato un prelievo del 10% su qualsiasi finanziamento (i cosiddetti overhead).
    Questo prelievo ha un senso perché nella maggior parte dei casi sul progetto finanziato viene assunto nuovo personale, la cui attività aumenta le spese fisse dell’Istituto (luce, gas, telefono, manutenzione apparecchiature, ecc).
    Fin qui nessuno di noi si è mai lamentato.

    Il problema sorge con questo ulteriore prelievo del 15% fatto direttamente dalla sede centrale che si somma a quello dell’Istituto e che servirà, in pratica, a pagare gli stipendi (di tutti) e coprire il buco di 80 milioni di funzionamento ordinario.

    Questo è davvero frustrante per noi.

    Ti racconto questo episodio:
    Vacanze di Natale 2011 (fra Natale e Capodanno).
    Avevo preso ferie stare a casa con la mia famiglia.
    Escono i “progetti premiali” (art. 4 comma 2 del d.lgs 213/2009) che vanno presentati entro il 9 gennaio 2012 (da notare che non sono a bando…).
    Sono incaricata dal Direttore di preparare una scheda-progetto per il nostro Istituto: addio giorni di vacanza con la famiglia.
    Vengo quindi in Istituto (al gelo, perché l’Area della Ricerca di Milano è chiusa fino al 2 gennaio, e quindi non c’è il riscaldamento).
    Preparo il progetto con alcuni miei colleghi rimasti a Milano e contattando al volo quelli che sono in ferie.
    La scheda-progetto prevede una richiesta di finanziamento di 600.000 €.

    Nota che il decreto dice questo in merito ai premiali:
    ———————————————————
    “A decorrere dall’anno 2011, al fine di promuovere e sostenere l’incremento qualitativo dell’attività scientifica degli enti di ricerca e migliorare l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di cui al comma 1, con progressivi incrementi negli anni successivi, e’ destinata al finanziamento premiale di specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dagli enti. I criteri e le motivazioni di assegnazione della predetta quota sono disciplinate con decreto avente natura non regolamentare del Ministro.”
    ———————————————————
    Quindi fondi per premiare le eccellenze, no?

    Ora questi fondi sono stati inseriti nel Piano triennale 2013-2015 del CNR appena approvato (anche se a noi non è arrivata nessuna comunicazione ufficiale sull’assegnazione).
    Ma a nel Piano triennale 2013-2015 a p.118 si dice:
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    “Nell’erogare agli istituti partecipanti le quote di finanziamento relative allo svolgimento dei progetti, la sede centrale ha trattenuto una percentuale che varia dal 40% per i progetti bandiera all’80% per i progetti premiali [nota: dal QUARANTA all’OTTANTA per cento!]
    Il contributo al cofinanziamento della rete scientifica va sotto forma di mesi-uomo di personale. La quota trattenuta dalla sede centrale viene ad essere ridistribuita dalla stessa alla rete scientifica secondo le necessità degli istituti.”
    ———————————————————
    Sul finanziamento che arriverà la sede centrale CNR si tiene l’80%; e nemmno lo ridà al mio Istituto per la gestione, ma lo ridistribuisce “secondo le necessità”.
    L’80% è tantissimo!!! Non è solo la quota di co-finanziamento del CNR con i nostri stipendi, è molto di più.

    Hanno ragione i colleghi che ti hanno segnalato la cosa: questi fondi per la ricerca di eccellenza serviranno anche a pagare gli stipendi di chi non si occupa di ricerca o di chi non si impegna nel cercare finanziamenti.

    Progetti premiali per l’eccellenza della ricerca italiana per pagare la bolletta della luce…e magari mi chiederanno anche la relazione e la rendicontazione del progetto alla fine.

    Come se non bastasse, ci sono in programma anche tagli ai fondi EU per la ricerca, gli unici ormai che da anni ci permettevano di fare ricerca di base. Anche su questo c’è una petizione firmata da ricercatori di tutto il mondo.
    Per saperne di più: (http://www.no-cuts-on-research.eu/index.php?file=press.htm)

    Sono un po’ stanca di sentire politici e governanti che si riempiono la bocca dicendo che la ricerca scientifica è fondamentale per lo sviluppo e la crescita del paese e che quindi va sostenuta, ma che poi mettono in atto politiche volte a fare l’esatto contrario.

    Scusa lo sfogo e la storia personale, ma credo rispecchi la storia (e la frustrazione) di molti che fanno con passione e dedizione questo lavoro, ma che adesso non ne possono davvero più.

    Ciao e grazie ancora

    Emanuela

  4. ultimora: il prelievo è stato ridimensionato (qui di seguito il comunicato stampa che mi ha mandato l’anpri, ma si possono anche trovare i documenti cnr che confermano):

    Comunicato del 22 novembre 2012:

    Il CNR costretto a ridimensionare fortemente il prelievo sui fondi per la ricerca

    Travolto dalle pesanti critiche ripetutamente avanzate dall’ANPRI (si vedano i recenti Comunicati del 12, del 19 e del 20 u.s.), dal grande successo della Petizione “Giù le mani dai soldi per la ricerca” (alla quale, in pochi giorni, hanno aderito quasi 1000 Ricercatori e Tecnologi del CNR) e dalle dure proteste dei Direttori di Istituto, il CNR è stato costretto a ridimensionare fortemente il prelievo centralizzato dai finanziamenti esterni per progetti di ricerca.

    Come dettagliato nella nuova Circolare 34/2012, il Direttore Generale ha, infatti, ridimensionato il prelievo forzoso, inizialmente pari al 15% di tutti i finanziamenti esterni per progetti di ricerca e prestazioni conto-terzi, “accontentandosi” ora (si fa per dire!) di un prelievo “pari al 10% sui finanziamenti per le attività previste nei progetti PON, (PON1, PON2, PON4, PON5, PON6), ad eccezione del PON3 (Potenziamento infrastrutturale) e sui compensi per prestazioni di servizi tecnico-scientifici”. Specificatamente esclusi dal prelievo (che il DG forse scherzosamente preferisce chiamare “contributo”) sono i progetti PRIN, FIRB e quelli finanziati dalla UE.

    Il prelievo, si precisa nella Circolare, “va calcolato sull’importo totale della previsione di entrata al netto del cofinanziamento e di eventuali trasferimenti ad altri soggetti” e “riguarda le entrate derivanti da contratti [...] da siglare nel 2013”. Avrebbe lo scopo di coprire parzialmente le “spese per il personale a tempo indeterminato impiegato e rendicontato nei progetti di ricerca”, ma qui usiamo il condizionale perché la cosa non ci è assolutamente chiara ed è bisognosa di un chiarimento da parte del DG. La riduzione del prelievo centralizzato è stata ottenuta grazie ad “una soluzione alternativa”, non meglio specificata nella Circolare che però dimostra quanto sia stata frettolosa ed ingiustificata la decisione iniziale di effettuare prelievi così pesanti sui finanziamenti per la ricerca per sanare le casse dell’Ente.

    L’ANPRI registra con soddisfazione questa riduzione del prelievo sui fondi per la ricerca ma continua a ritenere che altre devono essere le strade da intraprendere per compensare difficoltà di bilancio del CNR, prima fra tutte l’attenta revisione delle spese effettuate dalla Sede centrale, a partire dalle consulenze, dagli incarichi di collaborazione e dai contratti a tempo determinato stipulati presso la Sede Centrale e i Dipartimenti, per poi passare alle partecipazioni societarie e alle spese per le sedi in locazione, per finire con i compensi della Dirigenza amministrativa e scientifica da commisurare alla effettiva qualità del lavoro svolto.

    Altre devono essere le strade, perché, come più volte sottolineato, i finanziamenti esterni dei progetti di ricerca, specie nella parte che copre il costo del personale di ruolo, costituiscono oggi l’unica vera risorsa per la ricerca “curiosity driven”, per l’acquisto di apparecchiature scientifiche e l’aggiornamento dei laboratori di Ricerca. Sottrarre queste risorse ai gruppi di ricerca significa non solo ridurre nell’immediato le attività di ricerca ma anche, e soprattutto, danneggiare gravemente la competitività dei laboratori di ricerca del CNR, stroncando loro la possibilità di partecipare con successo a futuri bandi di ricerca.

    È necessario, quindi, continuare la battaglia per difendere i soldi per la ricerca e, di conseguenza, il diritto/dovere del CNR e dei suoi Ricercatori e Tecnologi, di fare ricerca.

    L’ANPRI, pertanto, invita chi non lo avesse già fatto a sottoscrivere la Petizione “Giù le mani dai soldi per la ricerca”:

    http://www.petizioni24.com/signatures/giu_le_mani_dai_soldi_per_la_ricerca/

    Auspichiamo, infine, che il Direttore Generale, così come ha ritenuto opportuno anticipare diret-
    tamente ai Direttori (con una lettera del 20 u.s.) la decisione di ridimensionare il prelievo, faccia lo stesso con i Ricercatori e Tecnologi tutti del CNR perché i soldi che intende prelevare sono nella disponibilità e nella responsabilità dei Ricercatori e Tecnologi, da loro utilizzati per fare ricerca e da loro rendicontati, e non nella disponibilità dei Direttori di Istituto, se non nelle vesti di Ricercatori.

    Gianpaolo Pulcini

    Segretario Nazionale, Responsabile CNR

  5. La nuova circolare 34/2012 sul prelievo forzoso dai fondi esterni dimostra inequivocabilmente, secondo me, due cose:

    * La mega marcia indietro del CNR rispetto alla circolare 33/2012 di pochi giorni prima è primariamente il risultato della rivolta dei ricercatori, strutturati o meno, e solo secondariamente, a differenza di come il CNR vorrebbe farci credere, delle “preoccupazioni sollevate da molti direttori di Istituto”. Questo perché i direttori le loro osservazioni le avevano già ampiamente fatte nella riunione dei direttori che si è svolta a Roma BEN PRIMA della circolare 33/2012. Questo dimostra che, se i ricercatori si muovono compatti, i risultati li ottengono eccome.

    * Salvando per il momento i progetti europei, i FIRB e i PRIN, la strategia del CNR è quella del “divide et impera, di “rompere il fronte della protesta”, silenziando per il momento le moltissime persone che sono direttamente interessate alle tre tipologie di progetti che vengono risparmiate, e isolando quindi quindi la protesta di quelli che sono direttamente interessati alle tipologie (PON, conto terzi, etc.) che dai tagli *non* sono state risparmiate.

    Penso che chi crede che i progetti europei, i FIRB e i PRIN resteranno immuni a lungo, si stia piamente illudendo. Mi sembra evidente che lo scopo della circolare 34/2012 sia quello di far passare, minimizzando l’entità della protesta, il concetto che è legittimo che la sede centrale tassi, *per coprire le proprie necessità*, i fondi che i ricercatori si sono autonomamente cercati e procurati. Una volta che questo principio è stato affermato, non sarà difficile, alla chetichella, estenderlo ad altre tipologie di progetti, confidando nel fatto che, per ogni piccolo spostamento, piccolo sarà il numero delle persone che protesteranno.

    E’ per questo che penso sia importante oggi mantenere alto il livello della protesta, come se la parziale marcia indietro implementata dalla circolare 34/2012 non fosse mai avvenuta, ed è importante che nascano proposte efficaci di opposizione al tentativo del CNR di succhiare il sangue ai ricercatori. Chi non lo fa adesso perché adesso nei propri interessi non è toccato, ben difficilmente troverà la solidarietà degli altri quando i denti se li sentirà nel proprio collo.

    Fabrizio

  6. Il CNR sta presentando una mia ricerca per ottenere i fondi europei per portarla avanti con l’università di Palermo,si prevedono 500.000 €…………io come inventore del brevetto e ricercatore che porterà avanti la ricerca, cosa prenderò in termini economici nei due anni di ricerca ?
    Qualcuno mi può dare delucidazioni?
    Grazie
    Vito
    cutraro52@virgilio.it

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