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Lezione di giornalismo scientifico for dummies e for gente che di mestiere fa altro e dovrebbe continuare a far altro

Regola numero 1: Lo scienziato sedicente eterodosso, fuori dal coro, non ufficiale, indipendente e via discorrendo, nel 99% dei casi è un ciarlatano.
Regola numero 2: Nella scienza, e nella medicina in particolare, i ciarlatani possono essere molto pericolosi.
Regola numero 3: Anche se non sono così pericolosi, i ciarlatani tendono a chiedere soldi: ai cittadini, alle istituzioni, alla politica. Magari lo fanno raccontando storie semplici semplici sugli interessi degli altri nascondendo con cura i propri: ricordiamoci che nessuno vive d’arte e d’amore.
Regola numero 4: Un giornalista che dà voce al ciarlatano, inseguendo lo scoop a tutti i costi per poter dire guardate, è un genio, ma nessuno gli dà ascolto, farà buoni ascolti ma sta facendo malissimo il suo mestiere.
Regola numero 5: Idem per il politico.
Regola numero 6: Come si riconosce il ciarlatano? Cfr regola numero 1. Ah: in più il ciarlatano muore dalla voglia di essere intervistato.
Regola numero 6, corollari: Altri criteri per riconoscere il ciarlatano li copio dal manuale di giornalismo della World Federation of Science Journalists: chiedersi sempre
a. che cosa ne pensano gli altri scienziati?
b. per chi lavora quello lì? è un battitore libero o ha della roba solida alle spalle?
c. chi paga, o ha pagato finora, le sue ricerche?
d. che cosa ha pubblicato e dove?
e. chi ci guadagna?
D’accordo: per valutare le risposte a queste domande ci vuole un po’ di competenza (soprattutto per le domande a, b, c e d). Ma è proprio per questo che esiste la figura del giornalista scientifico.
Regola numero 7: la ricerca del colpevole a tutti i costi nella scienza non funziona quasi mai. Ci sono cose che non hanno colpevoli diretti (alcune malattie dovute a sfiga), cose che ne hanno più di uno (la cattiva gestione dell’energia) e soprattutto cose i cui colpevoli, alla fine, siamo noi, anche noi o in primo luogo noi: la maggior parte delle nostre malattie, la qualità del nostro ambiente, la scarsa attenzione alla qualità della ricerca, la cattiva gestione dei soldi e così via. Cercare un colpevole esterno, lontano, grande e magari anche con qualche difficoltà di immagine (la semprevalida politica…) è il modo migliore per garantire che questi problemi restino a lungo fra noi.

Le scrivo per me, per promemoria, e sicuramente appena avrò chiuso questa pagina me ne verranno in mente altre.
Perché ultimamente, tra la gente che frequento dal vivo e in blogosfera, il venerdi e il lunedi c’è da divertirsi. Se la prendono con Report che, a furia di voler inseguire il notizione bomba, dice cose e dà voce a gente che a noi fa venire la pelle d’oca. E lo fa col tono di chi ha scoperto la grossa bega, ahahhhh!, o il povero genio inascoltato, colui che potrebbe salvare migliaia di vite e invece, guarda te, lavora in cantina e parla solo con la moglie. Report è riuscita a far arrabbiare persino i miti astrofisici e un mio amico architetto, non solo epidemiologi, medici clinici e gente che si occupa di salute ed è abituata alla polemica politica.
Un po’ questa cosa mi preoccupa. Ma non solo come cittadina, come amante della scienza, come persona che lavora nella comunicazione… Egoisticamente, mi preoccupo come watchdog degli watchdog, una a cui, a volte, gli altri chiedono pareri.
Ce la farò? Ce la sto facendo? Ho appena smontato un lavoro sul solito metodo innovativo rivoluzionario del solito genio bistrattato, ma stavolta era una cosa facile.
Altre volte non ce l’ho fatta.
Poi ho anche paura di diventare paranoica, di vedere ciarlatani da tutte le parti.
Ma mi chiedo anche se, in fondo, la famosa filastrocca che i giornalisti non scientifici ci ripetono di continuo: un pezzo di scienza è prima di tutto un lavoro giornalistico, non pensiate che si scriva in modo diverso! non possa usarla anch’io. In questo modo: occhei, occupatene pure tu che di scienza non sai niente e lo trovi un motivo di vanto, ma ricordati che un pezzo di scienza è prima di tutto un lavoro giornalistico, quindi, almeno, fa’ quello che faresti con qualsiasi altro pezzo, cioè verifica le fonti, chiediti che interessi ci sono dietro, fa’ un paio di telefonate in più, non berti tutto quello che ti dicono, non essere ossequioso e così via.
Sono credibile?

49 commenti

  1. Un post davvero interessante… e lucido. Mi permetto un personale suggerimento per una ulteriore, possibile regola: 7. Trovare il tempo, se possibile, per entrare nel merito di quello che lo scienziato in questione va dicendo. Anche mettendo da parte il pensiero dei suoi colleghi.
    D’altronde, in un mestiere come il tuo, penso che la capicità di raccontare la scienza al pubblico passi necessariamente dal comprendere in prima persona il succo del discorso.. pena l’incapacità (o inefficacia) del messaggio traslato. O no?

    • sì, ok, bisognerebbe cercare di capire tutto tutto, ma guarda che non è sempre necessario avere in pugno la fisica delle particelle per fare un buon lavoro giornalistico. è più importante sapere che cosa è la scienza, come si muove, chi è quel tizio che sta parlando, chi ci sta mettendo i soldi e così via. una come me non può sapere tutto di tutto: sappiamo poco di tutto però abbiamo gli strumenti, di volta in volta, per capire le cose e per metterle in relazione tra loro. spero.
      comunque io quando intervisto uno scienziato, prima di tutto, mi devo divertire. sennò non passa un messaggio che sia uno. e per di più mi sono rotta le palle.

      • Personalmente sono molsto spaventato da quel “una come me non può sapere tutto di tutto”.. mi sembra possa essere un alibi per non sapere nulla di nulla. E non mi riferisco a te, non ho ancora letto tuoi pezzi. Comunque in parte diciamo la stessa cosa, cioè che avere i metodi è la parte principale (ma forse non tutta.. e non sempre basta). E poi, tornando al testo del tuo post, quando dici (nella Regola numero 1): “Lo scienziato sedicente eterodosso, fuori dal coro, non ufficiale, indipendente e via discorrendo, nel 99% dei casi è un ciarlatano”… non so, a me sembra una generalizzazione un pò estrema. E, se anche fosse vero, qual’è il punto? Per me dovrebbe essere quello di dotarsi degli strumenti, più che per non perdere tempo col 99%, per non lasciarsi scappare quell’1%. Anche e sopratutto in chiave giornalistica.

  2. Post da scolpire nella pietra. Mi permetto di aggiungere che il giornalista scientifico dovrebbe fare un lavoro particolarmente difficile, se vuole parlare a tutti. Nel senso che un pezzo che risponda solo a criteri da rivista scientifica avrà la forma di un articolo per una rivista scientifica, e quindi è impubblicabile altrove, anche perché la gente non si aspetta “Materiali e Metodi”. D’altro canto un articolo di un giornalista che non sa una mazza di scienza rischia di essere sì discorsivo, e magari anche gradevole e accattivante, ma pieno di voragini dal punto di vista critico e scientifico. Il lato metodologico, quando si divulga, è spesso non esplicitato, e questo rende la cosa molto delicata. Non dire niente di falso, non lasciare intendere niente di falso, non dire cose troppo pallose, omettere tutto quello che di noioso si può omettere senza compromettere la plausibilità del pezzo etc etc: Insomma, è un cazzo di cocktail difficilissimo. Vale per ogni campo che preveda un approfondimento non esplicito, come gli articoli di giudiziaria: non puoi citare il codice, ma lo devi conoscere, e non devi fare leva sul fatto che il tuo lettore lo ignori. Mi fermo qui. Sono logorroico. Grillo è un venditore itinerante di panacee col carretto trainato da ronzini.

    • un cazzo di cocktail difficilissimo, vero. ma io mi diverto un casino a shakerare tutto e a metterci un sacco di menta, e vedo in giro tanti colleghi che shakerano davvero bene e con gusto.
      il problema comincia quando arriva il reporte de noantri, che sta cercando lo scooppone e costruisce una cornice narrativa tipo noir ambientato a topolinia: i buoni che soffrono, i cattivi che li tengono nell’ignoranza e rubano loro sacchi e sacchi di dollari, lo scienziato pazzo tenuto in disparte che grida inutilmente nel buio. ci manca il supereroe. anzi, c’è: è il reporter stesso, che vendica i buoni e smaschera le forze del male.
      dico io: ma alla lunga non ci si annoia a fare il giornalista così?

  3. mi sono permesso di inserire il tuo bel pezzo nel mio blog (http://discussore.blogspot.it/2012/05/e-cosa-serve-per-fare-il-giornalista.html).

    Se questo per qualche motivo non ti piacesse, fammelo sapere, provvederò a rimuoverlo subito.

    grazie, ciao

    Matteo Cerri

  4. Mi permetto di aggiungere gli economisti nella categoria di quelli infuriati con report.

  5. per riconoscere uno scienziato ciarlatano, o un ciarlatano in generale, basta farlo parlare un po': se ti spiega quanto lui è bravo, è certo che si tratti di un ciarlatano… o comunque di uno che non vale la pena stare ad ascoltare. Il vero genio, al contrario, si riconosce dal fatto che invece di parlare di quello che ha fatto lui, fa domande su quello che hanno fatto gli altri.

  6. Oltre alle famigerate puntate su “cellulari” ed “aspartame” il riferimento è alla puntata di ieri ed in particolare all’apparecchio che dovrebbe individuare tumori alla prostata con maggior efficacia e meno spesa?

    • yes. ho visto in giro ieri commenti disperati provenienti dal mondo della fisica vera.

      • Grazie, mi dici dove? Perché, se gli articoli di giornali che ho letto non erano tutte balle, sembra che l’apparecchio sia/sia stato usato dal sistema sanitario nazionale.
        Se in realtà non funziona ci sarebbe da aggiornare anche Wikipedia.

        • gli articoli di giornale non sono fonti attendibili (sono fonti secondarie, terziarie, quaternarie…) e nemmeno wikipedia (tra l’altro: hai visto la bibliografia di wikipedia?).
          cioè: un lettore può anche considerarle attendibili per sé, ma questo a maggior ragione dimostra che un giornalista non dovrebbe fermarsi lì proprio per la responsabilità che ha verso il lettore.
          è che la scienza ha delle regole e delle prassi. chi non le rispetta non è uno scienziato.
          come il calcio, tipo: se uno pretende di giocare con le mani, passi alla pallavolo.
          a me non risulta che l’oggetto sia stato usato dal ssn, però ammetto di non averlo studiato molto. e poi che significa “usato dal ssn”? rimborsato, acquistato, inserito in un protocollo? se sei un maschietto: ti hanno mai fatto uno screening per il tumore alla prostata senza toglierti i pantaloni?!
          gli scienziati che conoscono mi dicono che non ci sono pubblicazioni serie e che di quella cosa ne parlano più i giornalisti che i fisici (brutto segno…).
          se ottengo il permesso, domani pubblico la mail che mi ha mandato un fisico di cui mi fido: una mail cauta e seria.

          • Chiaro, siamo d’accordissimo. Però appunto, uno pretenderebbe una certa attendibilità anche dagli articoli di giornale.
            Provo a rispondere ad alcune delle tue domande.
            Tra la bibliografia di Wikipedia ci sono 2 articoli scientifici http://www.goldjournal.net/article/S0090-4295%2807%2902429-6/abstract e http://www.springerlink.com/content/577757274043rk07/ ma non saprei che Impact Factor hanno l’Official Journal Of The Société Internationale d’Urologie (un po’ strano il titolo anglo-francese) e l’European Biophysics Journal, né al momento ho tempo per leggermi gli articoli (che poi uno è pure a pagamento mi pare).
            Sull'”usato dal SSN” non so di preciso. Era appunto una questione che volevo approfondire, ma mi pare di aver capito che alcuni ospedali l’abbiano comprato/testato/usato come alternativa. Io ho più o meno la tua età e francamente mi pare un po’ presto fare un esame per vedere se ho un tumore alla prostata (e cmq non l’ho ancora mai fatto).
            Se puoi pubblicare la mail dell’amico fisico o se trovi info più dettagliate mi fa piacere che la questione mi ha incuriosito.

      • Qui:
        http://www.clarbrunovedruccio.it/ita_pubblicazioni.htm
        non c’è proprio niente di credibile?

        • può darsi, il punto è che tutto deve essere verificato.
          per quello che ho verificato io, ho trovato solo cose non degne di attenzione e in odor di panzana. alcune anche abbastanza grossolane (il cv, i riferimenti alla moglie…). altre sono più sottili, ma i miei fisici di riferimento mi hanno dissuaso dal considerarle.
          questo non significa che il tizio sia in malafede, però io faccio un altro mestiere.
          e poi: prof?! l’homepage apre subito con una gran puzza di sedicente qualsiasi cosa…

    • mica male la puntata sull’aspartame….cosa c’era da obiettare scusa ?

      • non sono una scienziata, sono una giornalista scientifica. ti riporto qui un articolo (come al solito) lucido e sensato di dario bressanini, chimico ragionevole, dal fatto quotidiano (non precisamente un giornale di destra) che a sua volta riporta quattro link a pezzi scritti sui quali investigherei un po’, se mi toccasse lavorare sul tema:
        http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/02/dice-report/215103/
        sui telefonini ci fu la reazione composta e molto arrabbiata degli epidemiologi e di chi fa ricerca sul cancro:
        vi metto un riferimento solo:
        http://www.epiprev.it/attualit%C3%A0/la-notte-dell%E2%80%99inquisitore-televisione-e-telefonini
        ma, insomma. non sono qui a fare il processo a report.
        è che, in generale, quando i giornalisti trattano la scienza si mettono a cercare lo scooppone, senza pensare che bisognerebbe essere un po’ cauti e preparati per evitare di pestare delle merde. e cauti e preparati significa, in sostanza, fare del giornalismo.

  7. Faccio il commentatore eterodosso, fuori dal coro:

    1. Tutto verissimo, però bisogna ricordarsi di applicare la domanda (e) del punto 6 anche al contrario, vale a dire: chi ci guadagna, a non considerare quanto sostenuto dallo scienziato eterodosso, fuori dal coro?

    2. Probabilmente la percentuale del 99% è addirittura una sottostima, però quell’eterodosso su mille che non è un ciarlatano probabilmente ha qualcosa di molto, molto, molto importante da dire. Invece, se si fa la somma dell’articolo, la conclusione è “lasciate stare gli scienziati eterodossi, tanto troverete solo ciarlatani”…

    • 2. beh, il mestiere del giornalista non è quello di svelare la prossima rivoluzione scientifica. è quello, tutto sommato più semplice, di raccontare il mondo verificando bene ogni informazione e descrivendo bene i contesti.
      poi, considerato che la probabilità di incappare nel vero rivoluzionario alla galileo o alla darwin è inferiore all’1%, io lascerei perdere, soprattutto se ho fatto il classico, poi scienze politiche e di mestiere faccio il giornalista parlamentare o il vaticanista (magari benissimo, eh).

      1. certo. nel 99% dei casi la risposta è: la collettività.

  8. Putroppo questo articolo è talmente veritiero da apparire banale. Ed è la banalità di cui abbiamo bisogno. Grazie.. :)

  9. DIVULGARE senza BANALIZZARE. Basterebbe questo.

    • no, non basta. il giornalista fa un lavoro un cincinino più complesso e nella maggior parte non divulga.
      piero angela divulga.
      io no.
      è una differenza non solo di generazione e di formazione, ma anche di impostazione del lavoro alla radice. io non faccio didattica e non ho nessun “volgo” da educare. io faccio informazione (o, in senso lato, comunicazione) ma non banalizzo. e poi se una cosa è spiegata bene e non banale deve anche essere gradevole e rispondere ai canoni del mezzo (la tivvù, il giornale, la radio…) per poter arrivare al suo pubblico.

  10. Ciao Silvia,
    grazie per il post.

    Aggiungerei forse, da scenziato che conosce bene i suoi colleghi, una regola.

    Regola x: Uno scenziato se ne impippa delle big-pharma, dei complotti plutocratici, dei soldi del capitale. Mediamente, Uno scienziato vuole far vedere ai suoi colleghi quanto ce l’ha lungo! E questo si fa a botte di papers, premi, inviti etc. etc…

    Lo scienziato e’ troppo prima donna per rinunciare ad una ricerca potenzialmente dirompente (tipo memoria dell’acqua) per fare cio’ che gli dice il capitale.

    Se vuole fare i soldi, lo scienziato non fa la scienziato. Se vuole fare lo scienziato, vuole vincere il Nobel e se ha la possibilita’ di fare una ricerca non convenzionale di possibile alto impatto, lo fara’ di sicuro. Il tutto ovviamente evitando la fuffa.

    Volendo sintetizzare.

    Una delle garanzie di una buona scienza e’ l’ego spropositato di chi la fa.

    Certo in parte il discorso puo’ essere invertito, ma va visto in primo luogo in questo senso

  11. la differenza tra un bravo giornalista e uno pessimo è saper trovare e raccontare bene quel 1% o 0,1% e anche saper alimentare un dibattito tra tesi opposte.

  12. Semplicemente eccezionale.

    Grazie per questo post.

    Saluti,

    Mauro.

  13. Vero, anche se lo scienziato ortodosso è, in una percentuale che non saprei indicare ma comunque consistente, una persona la cui principale preoccupazione è pubblicare un numero di papers mediamente inutili che però gli permettano gli avanzamenti di carriera previsti dal sistema universitario ed è inoltre poco propenso a cercare di dimostrare di avere torto (e che qualcun’altro ha ragione). E’ quest’ultimo un obiettivo scientifico che richiede un rigore (ed un ego) titanico, anzi quasi disumano e di cui è sprovvista la maggior parte degli “scienziati”. Capisco il problema, tuttavia la scienza insegna che la verità in quanto tale non esiste ed anche le leggi della gravità potrebbero essere messe in discussione… In questa prospettiva voler fornire un decalogo di regole volte allo smascheramento del ciarlatano, per quanto iniziativa meritevole in un mondo in cui tali soggetti abbondano, da un punto di vista epistemologico risulta discutibile.

  14. 1) Il giornalista non è un divulgatore: non è l’interfaccia tra la comunità scientifica e il pubblico, così come il giornalista finanziario non lo è tra Wall Street e i risparmiatori.
    2) Proprio per questo deve saper capire senza dover sapere tutto, ovvio: se un fisico dei laser non sa niente della fisica della materia soffice, come potrebbe un giornalista sapere tutto della fisica dei materiali (e di medicina, genetica, oceanografia, particelle, vulcanologia…)? Metodo. Con le regole che Silvia ha sintetizzato e riportato.
    3) Il dibattito tra tesi opposte va bene, ma ci sono tesi opposte e tesi deliranti. “Ho grattato la schiena a un alieno” e “Non è possibile grattare la schiena a un alieno” non hanno la stessa dignità. Sono opposte, ma non prenderei in considerazione nello stesso articolo.
    4) vorrei spendere una parola sulla valutazione dell’impatto della bufala, perché c’è una responsabilità morale del giornalista. Dare credito a ricerche improbabili che hanno una ricaduta sui comportamenti delle persone (salute, cure, acquisti) è una responsabilità, perché si dà credito e questo credito viene sfruttato da imbroglioni o ideologie

  15. riformulo la parte 4, scritta un po’ di corsa: Se sei un giornalista di una testata che hai credito o hai credito tu stesso, tu metti un marchio di attendibilità sulla ricerca di cui parli. E questo ha delle conseguenze che non ricadono su di te, il giornale o il ricercatore ma su persone meno attrezzate, più disponibili a farsi suggestionare, che possono provocare danni a se’ stesse ma anche agli altri (per esempio: se pubblico una not su una improbabile ricerca sui danni da vaccino del morbillo, poi qualcuno non vaccina il proprio bambino che va in giro, si prende la malattia e la trasmette a un altro individuo). Questo non ce lo diciamo abbastanza spesso

  16. Leonardo LIBERO

    Silvia acrive: <>

    Con tutto il rispetto, non sono d’accordo. Il giornalista generico può lasciar perdere (ed è anzi meglio che non si occupi di scienza, se non come semplice cronista: “Il prof. Tale ha detto che…”), ma quello scientifico non può, anzi non deve.

    • certo! ma io sto proprio dicendo questo.
      il giornalismo scientifico è prima di tutto giornalismo, per cui risponde alle stesse regole di quello politico, economico, sportivo e così via.
      solo che noi giornalisti scientifici lo sappiamo, mentre i giornalisti di altro tipo tendono a dimenticarlo. e allora, semplicemente, questo post l’ho scritto per ricordarglielo: se proprio vuoi occuparti di scienza, ricordati che continui a essere un giornalista. passi (insomma) che mi rubi il lavoro, passi (per amor di pace) che tu non abbia un’idea di come funzioni la scienza, passi (a stento) che in questo dimostri anche un sottile disprezzo per la scienza tutta e per il tuo pubblico. ma almeno continua a fare il giornalista, santo cielo.
      ecco. era questo.

  17. Molto ben scritto, Silvia. La piaga del “genio inascoltato” è già un disastro per conto suo, ma spesso viene amplificata da persone (non solo giornalisti) che ci cascano a testa in avanti. Il problema è spesso simile: è vero che c’era chi dava di pazzo, non so, a Galileo, ma il fatto che qualcuno di dia di pazzo non vuol dire che tu sia Galileo :-)

    E il problema è che quelli che si considerano geni inascoltati hanno la tendenza a chiedere un sacco di soldi per portare avanti le loro ricerche. Vedi il caso recente descritto da Ocasapiens della cosiddetta “piezofusione”.

    Posso riprodurre il tuo pezzo sul mio blog, “Cassandra”?

    UB

  18. a me report piace…..a volte ..a volte ..magari …forse…cerca lo scoop….ma absta vedere le puntate sull’olio da tavola e su finmeccanica e mi piacerebbe sapere dove peccano……d’altronde se hanno avuto centinaia di stramilioni di cause e non ne hanno persa mezza un motivo ci sarà :)

    • si tratta prevalentemente di denunce di diffamazione e/o relativa richiesta danni e fanno appello (giustamente) al ‘diritto di cronaca’ ovvero “non so se questo o se sto tizio è un ladro o un ciarlatano, ma in quanto giornalista è mio compito far conoscere anche la sua opinione (voi giornalisti lo sapete meglio di me)” questione che non credo abbia a che vedere con l’oggetto del post. Report ha una tesi da sostenere un giudizio, anzi spesso un pre-giudizio, e taglia&cuce un servizio in maniera tale da sostenere tale tesi. Da parte mia ha perso credibilità quando ha mandato in onda un tizio che diceva che cambiando le lampadine esistenti con quelle ad alta efficienza di una casa si risparmiavano fino a 800€ anno.
      Sul post faccio presente che anche nel “mondo dell’arte” si stanno avviando riflessioni simili: autorità e testimonianza.

      • ottimo….le cazzate che se cambi una lampadina risparmi sescumilioni di waat di anidride carbonica sono anni che le dice Legamabiante……ma però li va tutto bene……hai visto la puntata sull’olio alimentare ?

  19. e comuque avete letto “Ballando nudi nel campo della mente ” di Kary Mullis?…premio nobel per la chimica , non proprio il primo pirla che conduce voyager…..basta vedere cio che dice del virus dell’AIDS ;:)..bacioni

  20. Il fatto che abbia vinto un premio nobel sulla PCR non implica che sia un esperto di AIDS.
    I nobel (come tutti i premi) sono assegnati per uno specifico contributo in un campo specifico.
    Insomma, uno scienziato è scienziato nel campo in cui lavora. Al di fuori di esso è un cittadino come tutti gli altri.

  21. Silvia Bencivelli

    Mi è venuto in mente un altro criterio per riconoscere il Ciarlatano: il Ciarlatano è più ansioso di parlare coi giornalisti che coi colleghi.

  22. Ti prendo e ti condivido via… ;-)

    Gran bel post.

    Grazie

  23. Lo leggo a distanza di tempo, è un ottimo post. Personalmente penso che quelle regole, opportunamente adattate, in realtà siano valide per qualunque giornalismo, non solo per quello scientifico. E chi ha fatto il classico, poi scienze politiche e di mestiere fa il giornalista parlamentare o il vaticanista, difficilmente fa bene il giornalista (scientifico o no).
    Ovviamente, considerando i criteri di accesso alla professione, la mia non è una posizione molto condivisa dalla comunità giornalistica (quindi o sono un Galileo o un ciarlatano :) )

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